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Brancaleone vetus. La dimora del confino di Cesare Pavese

Brancaleone (310 metri sul livello del mare) è situato all’estremità meridionale della Costa dei Gelsomini, in prossimità di Capo Spartivento, nella provincia di Reggio Calabria.

Qui, nel pieno della Calabria grecanica, si coltivavano l’olivo, il bergamotto e il gelsomino che dà il nome all’intero litorale. Queste attività hanno rappresentato per molti decenni una importante risorsa per il territorio.

Brancaleone è anche famosa per essere una località meta delle tartarughe Caretta Caretta che ogni anno approdano sulle spiagge brancaleonesi e del circondario per nidificare.

Negli ultimi anni è sorto un centro di recupero che si occupa appunto del recupero e della cura degli esemplari catturati per errore.

Nella zona marina, centro del comune reggino, inoltre, dimorò lo scrittore langhetto Cesare Pavese durante il confino tra l’agosto 1935 e il marzo dell’anno successivo.

Il vecchio abitato di Brancaleone, quello che oggi è denominato Brancaleone Vetus (vetus in latino significa vecchio), divenuto nel corso del secolo scorso un autentico borgo fantasma.

L’abitato antico di Brancaleone è stato lievemente colpito dal devastante terremoto della Calabria meridionale del 1783, evento che portò al primo abbandono da parte di alcuni abitanti. Il sito, dopo essere stato segnato anche dal terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908, sarà abbandonato definitivamente soltanto nel 1953 a causa di un’alluvione e dei seguenti smottamenti, ma anche perché il vecchio centro risultava oramai troppo isolato.

La popolazione autoctona si sparse tra le frazioni che compongono l’odierna Brancaleone Marina e i paesi limitrofi.

Quassù il tempo si è fermato, con l’unica eccezione rappresentata dalla chiesa Santissima Maria Annunziata del 1935 collocata a pochi passi dall’inizio dell’abitato antico.

I vicoli e le casupole di pietra ricoperti dalla vegetazione, gli impareggiabili tramonti sullo Ionio, ma anche tanti altri luoghi pronti a conquistare il visitatore.

Prime tra tutte le grotte sparse lungo tutto il cammino, case rupestri a simboleggiare le antichissime origini del borgo. Alcune di queste sono niente più che piccoli anfratti di altezza poco inferiore ai due metri e larghi uno, alcuni abbelliti da affreschi sacri che ricordano l’utilizzo da parte dei monaci per la meditazione e la preghiera.

Sarà possibile guardare i pochi resti dell’antica Chiesa Matrice, del castello e della Grotta della Madonna del Riposo affrescata con immagini della Vergine e del suo bambino.

Ma tra i punti di maggiore interesse vi è certamente quella che viene definita dagli storici la Chiesa-Grotta dell’Albero della Vita, edificata nel IX secolo per mano degli armeni giunti in questa fetta di Calabria. È una grotta a forma circolare che presenta sulle mura varie incisioni religiose (la più affascinante quella che raffigura un pavone, simbolo della cultura armena), alloggiamenti destinati a nicchie e al centro una sorta di colonna di pietra che pare proprio il tronco di un albero.

Tradizione vuole che il visitatore in visita alla speciale chiesa-grotta abbracci l’Albero della Vita al suo interno prima di andar via.

Nel 2008 Brancaleone Vetus, grazie a un progetto di recupero e valorizzazione del Borgo sotto la guida e supervisione della Soprintendenza delle belle arti e del paesaggio, è stato dichiarato Parco archeologico urbano.

Un luogo che oggi è possibile riscoprire grazie anche al grande impegno della pro loco locale che effettua visite guidate ed escursioni di gruppo e private nel borgo fantasma di Brancaleone, ma anche in altri punti del territorio come la dimora del confino di Cesare Pavese, la Rocca Armenia di Bruzzano Zeffirio, l’Abbazia di Santissima Maria di Tridetti di Staiti, la Torre di Galati e i Palmenti di Ferruzzano.





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