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Il "sacrificio" di Mamma Giuseppina e la Valle del Tacina

È il corso naturale delle cose, ogni cosa accade con giustezza e precisione. Ogni cosa porta con se bellezza e mistero. Oggi in un preciso momento, seduto nei prati della Valle del Tacina ho pensato proprio questo. Combiniamo situazioni opportune per dare forma e sostanza al nostro vivere. Ci nutriamo di affetti indispensabili e relazioni consapevoli, tutto si districa in base a quello che abbiamo nel cuore. Come gli alberi che cambiano il colore delle foglie e dipingono di giallo il panorama, anche noi siamo chiamati ad affrescare la nostra vita con i colori più belli che abbiamo a disposizione. Il vero lusso e la grande sfida è vivere in Calabria.


La storia di Mamma Giuseppina


Ci sono storie che meritano di essere sottratte al dimenticatoio e di rimanere come testimonianza dei valori che esprimono. Per Petilia Policastro una di queste è quella di Giuseppina Carvelli in Madia la coraggiosa donna nata da un’umile, ma onesta famiglia nel 1911, Giuseppina Carvelli da giovinetta aveva lavorato come inserviente nella famiglia Madia che, nell’età fascista, aveva raggiunto la propria fortuna grazie a Titta Madia, avvocato e giornalista valente che, dopo aver perso una gamba nella prima guerra mondiale, era divenuto uno dei maggiori gerarchi del regime in Calabria venendo eletto parlamentare. Era nipote dello stesso Titta Domenico che innamorandosi della domestica nonostante la contrarietà della famiglia, la sposò quando la stessa in piena seconda guerra mondiale lo raggiunse in Veneto dove Domenico faceva il soldato. A distanza di qualche anno dal matrimonio, il 1 settembre 1947, Giuseppina col marito e la figlioletta Teresa di sette anni si trovavano in Sila dove il capofamiglia era responsabile del cantiere per la costruzione dell’Acquedotto che ancora oggi porta l’acqua della Sila nelle case di Crotone. D’un tratto, la tenda dove ancora dormiva la piccola Teresa prese fuoco e la mamma, senza esitazione, tentò di sottrarla alle fiamme rimanendo, però, bloccata morendo con la figlioletta fra le braccia. Morirono entrambe.


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