Cerca
  • peppepaletta

La Terrarossa di Africo Vecchio

L’orologio immaginario della Chiesa di San Salvatore è fermo a quell’ottobre del 1951 quando come una furia cieca la natura ha ripreso il predomino su questo lembo di Aspromonte orientale. Africo Vecchio ancora oggi è adagiato silente in questo ventre impervio. Monumenti di pietra abbracciati tra loro, mulattiere ripide che comunicano di casa in casa. L’odore sa di erba fresca, l’Aposcifo suona costante e noi ascoltiamo felpati. Valli e montagne annoverano abitati, Chorio di Roghudi, Roghudi, Chorio di Roccaforte del Greco, Roccaforte, San Lorenzo, case abbarbicate sui costoni come le capre dei maestri pastori. - Attinà piacere mio - e di nome? - Santoro. È di Roccaforte, oggi è stato come ieri... così per una vita, le capre balzano sulla montagna e lui le chiama da sotto. Lavora con la camicia perché per Resistere non puoi essere sciupato.

Posti nel mondo che profumano di dignità, di lavoro, di sudore, di stazzi, di terra, di lotte. Zanotti Bianco ha tracciato un solco e oggi i figli dei boschi li stanno facendo rifiorire.


21 visualizzazioni

Instagram stories