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Staiti e il Museo dei santi italo-greci

Edificare la memoria del territorio attraverso il recupero delle immagini e della sua umanità, attribuisce valore al tempo che viviamo e definisce l’irrinunciabile necessità di ristabilire quel prezioso legame con la storia e con la nostra identità. Più volte, infatti, rimanemmo come smarriti tra le omissioni della storiografia ufficiale e le distanze che noi stessi, talvolta, abbiamo volutamente posto e comunicato. Come se il silenzio degli uomini non fosse l’arma più feroce contro la dignità e l’identità dei popoli e dei loro territori. Così l’oblio, la calunnia e l’infamia consumati da alcuni uomini che tradirono la Santità e la Bellezza di luoghi e cose, che ancora oggi agitano storia, fede e vita.

Il Museo dei Santi Italo-Greci di Staiti è la pregevole opera realizzata attraverso la collaborazione e la proficua interazione tra Istituzioni e Associazioni. Il Museo trattiene ed esprime la densa e numerosa presenza dei Santi che hanno vissuto e scelto il nostro territorio come eremo dal quale elevare la preghiera e innalzare lo spirito, e dal quale si sarebbero poi diffusi l’orazione ed il culto.

Il Museo vuole essere il completamento di un percorso che lascia traccia di se e dei suoi passaggi, che porta alla comprensione ed alla ulteriore testimonianza scritta e dunque narrata di una vicenda mistica eppur carnale di una umanità che si lascia guardare nell’esempio di spiritualità e devozione. Le Icone esposte nel Museo ci raccontano frammenti di quell’epoca in cui l’incontro con Dio si astrasse dal tutto e si celebrò nell’essenzialità dell’incontaminata e aspra natura che si fece tenera e dolce nel sacrificio e nell’umiltà dei suoi Santi.

Occorre, dunque, recuperare questi valori, unitamente allo spirito e alla spiritualità dei luoghi per scrivere una nuova narrazione del territorio e dell’Aspromonte. Bisogna operare nel senso del bello e del giusto, indagare tra gli strati più profondi della memoria, cercare tra le icone e i ritratti il cammino di chi segnò il sentiero prima di noi, conservare e nutrire il nostro territorio perché non rimanga ancora sconosciuto ai suoi stessi figli. (Giuseppe Bombino, Presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte)



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